Less is more, but the less must be your best

Less is more, but the less must be your best. Davide Mare: The Port for e-Commerce Sailors

Per raggiungere i tuoi obiettivi: migliora i fondamentali!

Sono un appassionato di calcio, lo seguo da quando nella stagione 1984-85 mio padre mi portò al Comunale di Torino a vedere una partita.

Non ricordo quale fosse, ricordo solo che mi colpi la folla urlante e l’aria di festa. Mi innamorai immediatamente di quel sapore. Lo stadio era vicino a casa mia, e, all’epoca, negli ultimi venti minuti si poteva entrare gratuitamente, e, quella volta, per la prima volta, respirai calcio. Giocava Michel Platini.

Da quel momento, lui divenne il mio punto di riferimento, o avrei giocato come lui, seguendo il suo istinto, la sua spocchia, o non avrei giocato a calcio. E così fu, non giocai, ma lui, per me, divenne il Calcio.

Quando guardo un match ed osservo un giocatore, lo confronto con le migliori espressioni del calcio che ho avuto il piacere di incontrare: Buffon, Baresi, Nesta, Baggio, Zidane, Roberto Carlos, Ronaldo…

 

La qualità che viene riconosciuta ai campioni non è la disciplina tattica, l’abnegazione fisica (per alcuni casi isolati anche quella), ma il genio della libertà tecnica.

 

Il calcio è tecnica (Lippi, a mia memoria, lo ha reinventato come gruppo con ottimi risultati.).

 

Devi essere il migliore a fare quello che devi fare.

 

Baresi faceva il fuorigioco come nessuno, tecnica che per un difensore è di fondamentale sopravvivenza per ingabbiare gli attaccanti.
Iniesta da buon centrocampista legge le situazioni prima dei suoi avversari, capendo le intenzioni dei compagni in anticipo sul movimento dello stesso. Ed ecco il passaggio filtrante che la difesa non si aspetta.
Filippo Inzaghi era sempre nel posto giusto al momento giusto. Sul filo del fuorigioco tra le linee del difensore. Un tocco veloce, scoordinato, ed il pallone finiva in rete.

 

Anche i top player rispettano chiaramente delle regole comportamentali in campo, non sono, e non devono essere, delle manifestazioni anarchiche, ma, rispetto agli altri, dimostrano maggiore qualità in ciò che devono saper fare.

 

I campioni di calcio, ma per estensione tutte le persone che raggiungono dei risultati invidiabili nella vita comune in qualche settore, puntano diretto all’essenza della cosa che devono fare.

In loro è forte la qualità principale che devono manifestare.

L’altra sera guardando a spizzichi e bocconi la partita dell’Italia contro la Spagna per la qualificazione Mondiale a Russia 2018, ho riassaporato quel sentimento puro e adamantino che dovrebbe avere il calcio.

Ogni giocata della Spagna trasudava armonia, ed io aspettavo con tensione amorosa la giocata funambolica, il guizzo improvviso, il dribbling che scarta la “gabbia”.

Ma in nuce che cosa dovrebbe fare un giocatore di pallone? Saper trattare la palla, tutto il resto è accadimento subalterno.

Invece, spesso e volentieri, tutti noi, ci impegniamo in sforzi sovraumani su piccolezze o su faccende collaterali, pensando che il succedaneo faccia la differenza.

Quindi, i calciatori diventano dei podisti o body builder, li abituiamo a lezioni noiose davanti alla lavagna insegnandogli la tattica e relegandoli ad azioni abituali, li portiamo in ritiro per stimolare la crescita del gruppo, ma ci dimentichiamo che il pallone si gioca, per l’appunto, con quella sfera di cuoio.

Il sistema calcio paga giocatori che da 25 metri non riescono a centrare la porta. No, questo non è calcio.

 

A certi livelli la differenza la fa la cura dei particolari, solo se il nucleo centrale, potremmo dire il nostro core business, effettivamente è già di impressionante qualità.

 

Cristiano Ronaldo ne è un esempio. Ad una tecnica sopraffina abbina una abnegazione alla preparazione fisica ammirabile, ed è pronto al sacrificio fisico correndo in lungo e in largo per il campo. Non per niente ha vinto 4 palloni d’oro. Ma è forte nel dribbling, forte come deve essere un attaccante che deve segnare. Un attaccante deve saper scartare punto e basta.

Oggi non vedo quasi nessun attaccante che riesce a disorientare il difensore attraverso delle finte. Anche il movimento di attacco è solo geometria, matematica. Non si accetta l’eccezione.

La Spagna, sabato sera, ci ha regalato una lezione di vita da poter promuovere come caso di crescita personale e aziendale.

 

Per raggiungere gli obiettivi che ti poni: focalizza l’attenzione sul fulcro della tua attività. Prima di tutto aumenta la qualità dei pilastri dell’attività che devi svolgere.

 

Sei un venditore affina le tue capacità di vendita. Puoi essere vestito di tutto punto, ma se non conosci bene alcune tecniche di contrattazione non raggiungerai mai il budget che ti ha posto la tua società. Se non dosi sincerità con una sana furbizia non tratterai i tuoi clienti.

Sei un comunicatore, devi saper parlare bene, devi sapere quando fare la pause, come muovere le mani, come riprende l’attenzione del pubblico quando si sta allontanando da te. Certo l’argomento ha il suo fascino e la presentazione fatta in un modo rispetto ad un altro può esserti di aiuto, ma se non maneggi per bene le tecniche comunicative non avrai mai successo nel public speaking.

 

Il segreto per raggiungere i propri obiettivi lavorativi e personali è focalizzarsi su ciò che realmente dobbiamo saper fare. Migliora i fondamentali, poi piano piano aggiungi i pezzi per rendere la tua prestazione ancora più bella e proficua.

Per migliorare la qualità del nostro lavoro dobbiamo liberarci dai troppi lacciuoli che ci legano le mani, troppa tattica, troppo studio, troppa burocrazia.

 

Le regole assicurano una crescita personale costante nel tempo, la perseveranza è un elemento necessario, ma se vuoi diventare un campione, o semplicemente vuoi fare meglio e con successo ciò che fai, ricordati di Maradona contro l’Inghilterra nel 1986.

Maradona prese la palla, percorse 60 metri scartando 5 o 6 avversari, con la leggerezza della libertà, e deposito la palla in rete. L’azione solitaria non la fece nel campetto sotto casa o in una partita di prima categoria, ma nei quarti di finale della competizione ufficiale più importante: la Coppa del Mondo.

Lui si liberò delle convenzioni, delle abitudini, dei diktat.

Nel digitale esiste un modo di dire attraverso il quale si consiglia di spogliarsi del superfluo per dedicarsi all’essenziale:  Less is more.

 

Less is more, but the less must be your best.