Come gestire la Qualità del tuo brand con un e-Commerce (Brand Reputation e-Commerce)

Come gestire la Qualità del tuo brand con un e-Commerce (Brand Reputation e-Commerce)

Le 7 Mosse per gestire ed aumentare la Brand reputation di un sito e-Commerce | davide Mare . com - The Port for e-Commerce Sailors

Siamo in Nebraska, uno stato che non ha niente da dire.

E’ l’antitesi del sogno americano, niente eccessi, almeno adesso. Il suo stesso nome, “acqua calma”, dà una idea precisa del suo equilibrio, della sua medietà.

Linea di confine tra il sud e il nord del pianeta americano, una distesa brulla o coltivata estensivamente. Ma pochi scossoni, una vita semplice, agricola, da sempre.

E’ il 1941, l’America non ha ancora preso una posizione definitiva sul secondo conflitto bellico mondiale che sta deflagrando in Europa; in quelle lande desolate, un ragazzo, la mattina presto, prende le bottiglie di aranciata dal negozio del nonno e le porta a scuola.

Ha solo 11 anni, ma ha già uno spiccato senso del commercio. Vende le bibite ai propri compagni di scuola. Quei piccoli risparmi, si dice, è intenzionato ad investirli in Borsa.

I ragazzi della sua età sono focalizzati, abitualmente, al divertimento, al gioco. Lui, no! Lui è appassionato di finanza, e conosce già la teoria del value investing, teoria tratta dal pensiero di un grande economista: Benjamin Graham.

Lui ha le idee chiare, ha solo 11 anni, ma sa cosa gli piace fare. Passa velocemente il tempo.

A 32 anni acquista partecipazioni della società che lo renderà l’uomo più ricco del mondo. Oggi ha 96 anni, e Warren Buffett continua ad appassionarsi e a lavorare.

Si dice che compia poche scelte, all’anno, poche ma qualitativamente importanti, perché come dice lui: Ci vogliono vent’anni per costruire una reputazione e cinque minuti per rovinarla“.

Si è proprio così, la fatica di arrivare, quando ancora non sei nessuno, è eccitante per le possibilità offerte, perchè in pochi ti conoscono, e puoi giocare a carte coperte, magari violando anche quale regola di etichetta. Ma tant’è, tanto ogni cosa è limitata ad un audience ragionevolmente limitata.

Quando la tua attività diventa riconoscibile, cioè diventa brand, cambia tutto. Tu vivi alla luce del sole, come un attore, beccato da un paparazzo a cornificare la moglie, nascosto su uno yatch.

Ogni scelta diventa un peso, perché può distruggere ciò che hai costruito, basta il volo di una farfalla dall’altra parte del pianeta, per mettere in cattiva luce il tuo marchio.

Anni fa, avevo letto di uno store McDonalds che aveva negato ad un senzatetto la raccolta di un cheeseburger gettato nella spazzatura. Un coro di proteste fortissime si era levato contro il gigante dei fast food. McDonalds ha, come tutte le multinazionali, dei criteri severissimi di etichetta comportamentale da parte dei dipendenti.

C’è una ragione, quando è in gioco la credibilità, e si è un colosso, non si può lasciare ai dipendenti troppa autonomia nel controllo delle situazioni.

Che sia o meno una fake news, è ben chiaro che la gestione della reputazione del brand (Social Proof Is the Most Important Factor in Selling) sia uno dei compiti più importanti per chi ha già credibilità in un settore, o per chu la voglia raggiungere. (Non basta avviare una politica strategica forte per ottenere una brand awareness precisa, ma serve mantenere la notorietà e la qualità del proprio valore nel tempo)

Diventa fondamentale per un e-commerce brand codificare per ogni area aziendale un rigido ed intelligente regolamento comportamentale.

Ogni area deve essere interessata. Ma il lavoro oltre a non essere semplice, vista l’eterogeneità delle attività da tenere in considerazione, è sicuramente molto complesso, perché prende nel suo abbrivio, due corsie differenti, che fanno, però, parte della stessa strada.

Bisogna codificare l’attività operativa a noi collegata, ma anche quella indipendente dal nostro volere, come può essere la contraffazione, o l’opinione dei consumatori circa il nostro lavoro, che invece, non è direttamente controllabile.

Vediamo più in dettaglio, cosa possiamo fare per salvaguardare e rafforzare la qualità del nostro brand lavorando con la parte di vendita elettronica.

La brand reputation è un asset ineludibile, poiché lavora sull’aspetto più importante per una azienda in termini di redditività: il riacquisto. (Ottimizza il sito e-commerce aumentando la fidelizzazione dei tuoi clienti)

L’utente che riconosce al tuo brand una certa reputazione, quando avrà bisogno di quel bene, non lo cercherà altrove, ma verrà sempre a comunque a comprarlo da te, nonostante magari costi di più. Quindi il brand diventa un “friend” del cliente.

L’immagine, pertanto, è il vestito con cui ti presenti al consumatore, devi indossare quello migliore che hai.

La gestione professionale della reputazione è il tassello fondamentale per guadagnare nel tempo; il mondo dei professionisti che costruiscono online la propria reputazione divnta ogni giorno pià evidente e credibile. E come fanno? Postando contenuti di qualità, dialogando con i clienti, mostrando in rete la profondità della loro conoscenza e la riconoscibilità sociale della propria capacità.

Acquisire la consapevolezza di vivere una “casa di cristallo” nella quale non c’è più distinzione tra vita personale e vita professionale, ma tutto confluisce nel descrivere la persona e decidere circa la sua rispondenza al ruolo…”Dna” digitale ormai è fondamentale, meglio saperlo. A proposito: ma quando un’azienda si rivolge a voi, secondo lei controlla prima la vostra web reputation? L’immagine di un’azienda è fondamentale – sottolinea Ghini – anche noi ne siamo consapevoli e facciamo tutti gli sforzi possibili per mantenerla integra e positiva. Chiediamo ai nostri consulenti e al nostro staff di mantenere comportamenti professionali sia nel privato sia in ambito lavorativo. Gran parte dei nostri incarichi arrivano tramite il passaparola tra clienti e candidati soddisfatti, dunque, sì, la nostra web reputation è una priorità e la gestiamo come tale.Web reputation, carta vincente

Solo mostrandosi, quindi lavorando sulle proprie capacità comunicative, si riesce a diventare riconoscibili.

La necessità di mostrarsi quindi implica una consistency continua ma anche una anticipazione delle mosse del consumatore. In sostanza, deve esserci una strategia ben definita per difendere ed aumentare la tua brand reputation del tuo e-commerce.

Le 7  Mosse per gestire ed aumentare la Brand reputation di un sito e-Commerce

L’importanza del vestito e della comunicazione del sito.

Il sito è ciò che raccoglie anime diverse. Ogni aspetto parla di te, quindi deve essere estremamente curato. La grafica, il contenuto, il processo di navigazione. Oltre a rappresentare un aspetto direttamente collegato al fatturato, perchè incide sulla conversion rate, la funzionalità-chiarezza del sito è un aspetto direttamente collegato con la nostra reputazione.

Se un consumatore entra su un sito e-commerce di un brand famoso e lo trova graficamente poco curato rispetto all’immagine delle pubblicità tradizionale, o si trova ad attendere un tempo di caricamento particolarmente lungo, avrà una esperienza distonica rispetto a ciò che si attende.

La percezione di un cliente quando acquista un prodotto di un brand o usufruisce di un servizio da un grosso brand deve essere di fluidità ininterrotta (tutto deve funzionare senza problemi), anzi, spesso si attende che l’esperienza sia memorabile.

Ricordo un collega che lavorando sull’advertising di Facebook ha continui problemi di interfacciamento con il customer service. Una delle ragioni è che manca un contatto diretto telefonico. Con google ad words, apri il tuo account, prendi il numero e chiami. il contatto è ben visibile in alto sulla destra.

Insomma, la reputazione si crea con queste cose.

Quindi, il primo consiglio per gestire la reputazione online di un e-commerce è quello di realizzare un sito semplice e fluido (qui devono intervenire prepotentemente le tecniche della usabilità e della user experience. Le ritengo, sempre più, degli aspetti fondamentali, per l’aumento della conversion del sito e della reputazione del brand), poi la qualità in ogni aspetto.

Quindi, allineamento tra contenuti (descrizione prodotti, copy dei testi), grafica (sullo stesso stile di quella off line), navigabilità (menu chiaro, uso dei filtri, pochi prodotti nelle categorie, chat presente, search di qualità…).

L’importanza della strategia marketing

Tutti gli e-commerce annualmente decidono la strategia marketing, ma in pochi si preoccupano, mentre la stabiliscono, di tenere in considerazione l’impatto di queste attività sulla reputazione.

Di solito, la bontà della nostra strategia marketing, viene misurata in relazione ai risultati che può avere sui ricavi o sulla awareness. Mi è capitato di lavorare per società che programmavano pubblicità in televisione, e, l’unico metro di giudizio, era il ricavo trimestrale. Le telefonate di sconforto dei consumatori erano viste come una appendice, come ci fosse un legame direttamente proporzionale tra aumento della visibilità e possibilità di reclami. Se aumenti la visibilità devi essere in grado di mantenere la qualità.

Il discorso della strategia marketing è un argomento di natura olistica, in quanto prevede la considerazione di diverse attività trasversali. Potrei dire che tutto parte dalla visione della società, cioè dalla brand awareness che cerchi di instillare nella mente del consumatore.

Se vogliamo propugnare una idea ben precisa circa la distintività del nostro e-commerce dobbiamo circoscrivere per bene la nostra idea, e dobbiamo, soprattutto, promuoverla adeguatamente. Quindi, prima di tutto, dobbiamo sapere chi siamo, e cosa vogliamo essere agli occhi di clienti.

Insomma, avere un progetto e-commerce ben definito e chiaro è la base per promuoversi mantenendo una reputazione qualitativa, perché la nostra identità permane ad essere conforme alla idea che abbiamo promosso inizialmente.

Di conseguenza, se abbiamo una “vision” cristallizzata, dobbiamo parlare a coloro che possono essere interessati ad abbracciare la nostra idea di business, o che potrebbero condividere, meglio, i valori aziendali che vogliamo spargere sul web. Quindi l’analisi della audience è il secondo tassello fondamentale, dal punto di vista marketing, per poter mantenere un livello reputazionale concretamente notevole.

Il terzo gradino ci vede impegnato nella comprensione del linguaggio e del comportamento da tenere in base al canale sul quale ci promuoviamo. L’ambito social network ne è un caso esemplificato, in quanto ha delle regole diverse, dal punto di vista comunicativo e comportamentale, rispetto alle attività sulla serp (come la seo o la sem).

Ma, addirittura, sullo stesso canale, possono esserci strumenti diversi e quindi dinamiche divergenti. Un post su Facebook deve avere delle regole peculiari rispetto ad un tweet. Il secondo sarà breve, indirizzato a promuovere una novità, ad assolvere ad uno scopo informativo, nel primo caso avremo un indirizzo dialogico con il cliente.

Quindi, seppur la nostra intenzione sia quella di parlare ad un gruppo di persone ben precise per promuovere il nostro valore aziendale, dobbiamo farlo utilizzando il linguaggio giusto. La qualità, l’uniformità è amica della reputazione.

Le campagne social della birra Ceres presentano determinate caratteristiche visual che vengono riproposte nella cartellonistica stradale, ma se guardiamo la pubblicità televisiva, il copy cambia abilmente, e, anche la grafica, in qualche modo, si differenzia. Eppure tutte le pubblicità parlano ad un target di utenti che hanno una forte individualità, una età mediamente giovane…

La cura maniacale di questi 3 aspetti non è sufficiente per garantirci un risultato ottimale, perché il marketing non ha più la ragione, nella sua austera e unilaterale intenzione atavica, di rendere desiderabili dei prodotti; la sua essenza vede, nel coinvolgimento del customer per partecipare sempre più internamente alle decisioni e alla reputazione del brand, un elemento importante.

Se un tempo, usciva la pubblicità che attraverso un claim accattivante tentata di persuadere all’acquisto, ora, l’attività non risiede solo più nella generazione di un copy accattivante, ma anche nella promozione di un valore, di una idea, e della dialogica partecipazione del consumatore (chiaramente la divisione ora esposta è sfumata e non dicontomica come può sembrare). Il cliente di un brand diventa parte attiva della vendita: quando si mette la maglietta con il logo, quando fa pubblicità come influencer, quando commenta un acquisto fatto su amazon.

Per mantenere una reputazione di qualità, il brand deve raccogliere le informazioni disseminate sul web, e non, in merito alla propria attività, e alla idea del valore del proprio brand. Raccogliere queste informazioni serve per capire, oltre che per rispondere, cosa pensano di noi i consumatori, e, in tal modo, rivedere la nostra comunicazione se ha sbagliato obiettivo.

Il controllo dei Prezzi

Sei un brand del lusso, i tuoi prezzi sono probabilmente alti, e, quella politica ti serve per mantenere un’aurea di elitarietà, per questo, non hai intenzione di abbassare la percezione del valore dle tuo brand con sconti o promozioni.

Chi vuole avere un orologio Panerai deve avere la percezione di qualcosa di irraggiungibile, solo attraverso quel senso di esclusività, dai valore al tuo brand del lusso. I consumatori per ottenere qualcosa di esclusivo sono disposti a pagare tanto, molto di più del valore stesso del prodotto.

Se in rete ci fossero degli store digitali che vendono il modello Panerai Radiomir a qualche migliaio di euro in meno rispetto allo store ufficiale, ciò causerebbe uno svilimento della marca. Sarebbe un colpo durissimo per la reputazione e la credibilità della Panerai.

Non per niente si parla da anni di ritardo del reparto del lusso nella svolta dell’e-commerce, e credo che, una delle ragioni, sia la difficoltà di controllare il prezzo sul web.

Quindi per mantenere una reputazione alta bisogna avere, dichiarare e pretendere, tra i vari distributori o rivenditori, una chiara politica di prezzo. Ad essere un po’ più ambiziosi, molti brand, per evitare il lavorio infinito di controllo sul web della prezzistica (e questo non è l’unico beneficio del controllo), si indirizzano al controllo della distribuzion, aprendo store proprietari.

Non per tutti ha un senso, o è una possibilità attuabile, ma una chiara e controllata politica dei prezzi di tutta la filiera distributiva è uno dei successi del brand che vuole mantenere la reputazione alta.

L’educata preparazione del customer Service

Nei primi 3 punti abbiamo lavorato sul momento precedente all’acquisto, quello del marketing, ma anche in quello vicino alla conclusione dell’ordine, infatti abbiamo considerato il valore del prezzo e della nostra comunicazione (sito). Siamo arrivati al momento in cui, nella customer journey, abbiamo l’attenzione e la considerazione del cliente, ora c’è una volontà manifesta, la voglia di acquistare.

Prima di questo passaggio è probabile, soprattutto per alcuni settori, che, le persone, dopo aver ricercato in rete informazioni sul prodotto e sul brand, chiedano direttamente allo store ufficiale informazioni, per trovare conferma alle loro sensazioni, o per avere risposta alle ultime info mancanti.

In quel momento si gioca la partita più importante, quella definibile come fulcro, vista la posizione di medietà. Il brand deve essere pronto a rispondere al cliente, e nel farlo, deve essere pronto sulla conoscenza dei prodotti o dei servizi che si commercializza, ma deve essere soprattutto preparato da un punto di vista negoziale.

Questa abilità non si impara facendo un corso di 24 ore, ma è una capacità che si acquisisce negli anni, e con una professionalizzazione continua a trasversale. Se vogliamo fare la differenza con il nostro e-commerce, e vogliamo mantenere una reputazione di qualità, il customer service deve essere preparato sulle diverse tecniche comunicative, sulla perizia delle strategie di persuasione, sulla capacità di riconoscimento dei modelli comportamenti del consumatore.

Insomma, il customer service deve studiare tanto, non è sufficiente assumere la ragazzina che la domenica per arrotondare serviva al mcdonalds, ma serve collaborare con professionisti della vendita, che sappiano riconoscere il carattere del cliente, che possano decidere quale strategia persuasiva adottare per indurli all’acquisto, e quali parole usare, quale tono assumere, quando ci si interfaccia.

La preparazione del venditore è il fulcro per aumentare le vendite, ma anche per far pendere la bilancia verso una reputazione sana, perché il consumatore avrà la sensazione di essere capito e compreso, perchè parla con qualcuno che sacome usare la comunicazione.

Il discorso di capacità individuale si mischia alla responsabilità aziendale nel saper tracciare delle linee guida da seguire durante il contatto nei vari touchponit, in modo da controllare ciò che esce, e, in modo, da promuovere il valore desiderato.

Quindi preparazione del venditore e strategia comunicativa aziendale sono le basi più evidenti per mantenere una brand reputation alta.

L’importanza della consegna

Il dado è tratto, la vendita è stata conclusa, e l’incasso dell’ordine è stato registrato su paypal.

Ora dobbiamo lavorare sapendo che abbiamo la responsabilità non di una intenzione di acquisto, ma di un riconoscimento economico per il desiderio di un prodotto-servizio.

Se prima potevamo essere manchevoli in qualche punto della nostra buyer’s journey, perché il cliente non ci aveva ancora elargito qualcosa di concreto, ora non possiamo più sbagliare. Il consumatore ci tiene gli occhi addosso.

Quindi dobbiamo organizzare abilmente tutti gli elementi della nostra consegna: magazzino, logistica, trasporto.

Ma c’è un “ma”. Non tutte le ruote che fanno funzionare gli ingranaggi della consegna sono direttamente controllati da te, e dal tuo brand. Se lavori in triangolazione il magazzino non è gestito direttamente da te, così come se dai la gestione della logistica in outsourcing, come fanno diversi brand, non puoi materialmente preparare i pacchi e le lettere di vettura. Non parliamo del corriere, che è sempre un player esterno.

Delegare è un atto complesso, perché mettiamo il nostro brand nelle mani di qualcun altro, il quale non trasmette il nostro valore aziendale.

Quindi, affinche questo processo di consegna dell’ordine sia il più fluido possibile, dobbiamo redigere delle regole, per i nostri partner, ben definite. Nel momento in cui decidiamo di lavorare con una forza esterna, non basta trovare il miglior accordo commerciale, ma è altamente consigliato settare “il come vorremmo che lavorassero per noi”.

In definitiva significa cercare di dare meno libero arbitrio possibile al partner. Il magazzino deve usare un nostro gestionale in modo da richiamare direttamente le lettere di vettura e scaricare gli articoli dalle giacenze. Dobbiamo consigliare le modalità di stoccaggio migliore per il picking e l’imballaggio. Ogni aspetto della loro gestione deve essere codificato.

L’iniziativa non è una facoltà richiesta ad un partner che opera su meccanismi operativi altamente definibili. Non stiamo parlando di attività creative come quelle del digital marketing, dove una “idea laterale” può fare la differenza, ma ci occupiamo di meccanismi ben definitiva che devono essere standardizzati all’inizio della collaborazione. Se una cosa non la possiamo controllare direttamente dobbiamo cercare di farlo indirettamente dicendo come deve essere svolto il lavoro, prima di procedere.

Sembra paradossale, ma l’esperienza di acquisto non termina quando clicchiamo sul pulsante del sito e-commerce, ma continua anche nel momento in cui riceviamo la merce. Anzi, in quel determinato istante, il nostro cervello, entra in un mood di attesa che aguzza i sensi. Siamo vicini dal dare il cibo necessario alla nostra mente, per sedare il desiderio di mancanza che distanzia l’eroe dall’oggetto desiderato.

La consegna determina il successo del nostro lavoro, in maniera particolarmente importante, perché basta un ritardo per far scendere un piatto della bilancia dalla parte della negatività, mentre è sufficiente, un packaging elegante, una lettera di ringraziamento, per far cadere prepotentemente il piatto dalla parte della positività.

Quante volte in un e-commerce succede di ricevere lamentele perché una consegna è in ritardo, o il cliente non sa dove ricevere la merce in quanto non è mai in casa e non può farsi spedire il pacco in ufficio.

La gestione della consegna è un elemento fondamentale per la brand reputation.

L’importanza del servizio post-purchase

Il cliente riceve il pacco, lo scarta con interesse, prende l’orologio, lo indossa, ma quel quadrante non lo convince. Troppo grande, lo schermo esce dal polsino, e poi quel cinturino non è come se lo aspettava, non è elegante.

Accede alla sua area utenti, e procede con la richiesta del reso. Che piaccia o no, a causa di grandissimi player che hanno spinto il piede sull’acceleratore, il cliente ha una considerazione dell’acquisto online molto idilliaca.

Reputa che il reso sia un diritto inalienabile, e così è in parte per legge, privo di costi o di problemi per il fornitore. In realtà chi ha un digital store sa perfettamente quali siano i costi della gestione dei resi, in termini di servizio, stoccaggio, e controllo del prodotto. Quindi, nonostante creda che, noi venditori, dobbiamo aumentare la consapevolezza del consumatore in merito al diritto del recesso, ma anche al dovere di usarlo con intelligenza nel rispetto delle parti, ogni store deve analizzare strategicamente il reso nella sua politica aziendale.

Il consumatore si aspetta che il reso venga fatto sempre e comunque, gli e-commerce quindi devono gestire con la massima flessibilità possibile questo aspetto. I termini di segnalazione del reso devono essere flessibili, il rapporto comunicativo deve essere curato, il rimborso deve essere veloce. Insomma il mondo dei resi è veramente articolato, pertanto deve essere normativizzato.

Consiglio a tutti i digital store di rispettare, con necessità inevitabile, le norme che esistono, e nel contempo di allargare la disponibilità con criterio, scrivendo tutto nelle condizioni di vendita.

Il consumatore non deve avere problemi di comprensibilità o sorprese quando richiede un reso. Quindi massima trasparenza e rispetto delle regole, e possibilmente flessibilità nel trattare caso per caso, quando si approccia singolarmente al cliente.

La brand reputation dipende anche dalla cura con cui gestiamo un prodotto non desiderato, o, eventualmente, un malfunzionamento. Quindi sta all’e-commerce manager informarsi sui tassi di reso di quel settore per cercare di far quadrare i conti economici degli shop. Più resi abbiamo più costi dobbiamo sostenere, maggiore è la nostra attenzione verso questo servizio.

Il reso è uno dei servizi di post purchase più importanti, ma ne esistono altri come il servizio di assistenza, o il famoso trattamento della privacy. Argomento, quello della privacy, che sta riempendo i giornali online di questi ultimi mesi.

A partire dal 25 maggio 2018 è direttamente applicabile in tutti gli Stati membri il Regolamento Ue 2016/679, noto come GDPR (General Data Protection Regulation) relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento e alla libera circolazione dei dati personali. Il GDPR nasce da precise esigenze, come indicato dalla stessa Commissione Ue, di certezza giuridica, armonizzazione e maggiore semplicità delle norme riguardanti il trasferimento di dati personali dall’Ue verso altre parti del mondo.Si tratta poi di una risposta, necessarie e urgente, alle sfide poste dagli sviluppi tecnologici (a inizio ottobre il WP29 ha adottato tre fondamentali provvedimenti che avranno importanti ricadute su punti essenziali del GDPR proprio sul tema dell’innovazione tecnologica) e dai nuovi modelli di crescita economica, tenendo conto delle esigenze di tutela dei dati personali sempre più avvertite dai cittadini Ue. Vedi anche le novità previste in Legge di Bilancio 2018. A preoccupare sono, però, le disposizioni di ratio sostanzialmente opposte che hanno attribuito agli Stati membri la possibilità di legiferare in autonomia al fine di “precisare” le norme contenute nel GDPR. In qualche modo si è “tradita” l’iniziale visione dell’Ue e potrebbero sorgere contrasti tra il Regolamento e le leggi nazionali adottate per allinearsi alle nuove indicazioni.” GDPR, tutto ciò che c’è da sapere per essere in regola

Gestendo un digital store la norma prevede la ricezione di comunicazioni scocciate dei clienti che richiedono la cancellazione dal database, nonostante si siano iscritti volontariamente qualche settimana prima.

Lo scorso mese, mi è capitato, per esempio, di dover eliminare dal dataase un consumatore indispettito perchè aveva comprato qualche giorno prima che facessimo una promozione sul prodotto.

Una gestione armonica di tutti questi aspetti del dopo acquisto consentono di mantemere una reputazione del brand importante e di qualità.

L’allineamento dei collaboratori

Il segreto di una brand reputation curata risiede nel sapere trasmettere ai proprio collaboratori una visione comune da promuovere nel tempo attraverso la propria quotidianità lavorativa.

Il professionista che lavora con noi deve difendere, nel proprio lavoro quotidiano, la visione del brand, quindi la deve conoscere e la deve trasmettere. Meglio un lavoratore che condivide la nostra politica aziendale, crede nella nostra visione del futuro, nel nostro progetto, che un collaboratore molto molto bravo che gioca da solo.

Se analizziamo le società che si comportano meglio nel tempo, e quindi sono riconosciute come marchio, anche nel panorama italiano, notiamo, sentendo i rumors, che, i dipendenti, si trovano particolarmente bene al loro interno, e sono tra i pochi che non si lamentano delle proprie condizioni lavorative.

Se il collaboratore si trova coinvolto dà molto di  più, perchè crede in ciò che fa. E la passione è travolgente.

Sta a noi, come brand, cercare di comunicare la nostra visione, e, sta a noi, difenderla, portando avanti la collaborazione con chi crede nel brand, ed interrompendo invece il lavoro con chi non è allineato.