Come si diventa e-Commerce Manager?

La cosa che mi ha sempre entusiasmato e al contempo contrariato del web è che è un manuale enciclopedico.

Sul web trovi di tutto, ma trovi soprattutto una pletora di guide che rispondono ad ogni tuo quesito, (non volevo crederci, ma esistono guide che ti spiegano come diventare ricco e come diventare famoso.)

Devo dire che, in molti casi, ho approfittato di guide precompilate per approcciarmi a problemi dai quali non sapevo districarmi, ma lo dico sempre a bassa voce, quasi per non essere sentito; lo ammetto come fanno i bambini quando confessano una colpa ai genitori, abbassando il capo e ciondolandolo da un lato all’altro.

Perché questa “turbamento”? Perché molto spesso, queste guide, sono degli escamotage per ricevere traffico, sono delle esche qualitativamente prive di pastone, in quanto i redattori non sanno assolutamente di cosa stanno parlando, il loro unico merito è quello di aver fatto un collage di pezzi di pagine e articoli diversi.

Ok, ok, arrivo al dunque; visto che la curiosità in merito alla figura dell’e-commerce manager è sempre maggiore, e visto che ora tu sai chi è un e-commerce manager e muori dalla voglia di diventare uno di noi, non mi resta che rispondere alla tua domanda prima che lo faccia Salvatore Aranzulla.

Ecco! Qui trovi tutti i suggerimenti per diventare un e-commerce manager.

Il modo più importante per diventare e-Commerce manager

 

Come insegna Guglielmo di Occam, con il principio metodologico alla base del pensiero scientifico occidentale, definito il Rasoio di Occam,  “a parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire”.

Insomma la verità molto spesso è davanti agli occhi.

L’e-commerce manager vero e di qualità è colui che lavora a stretto contatto con gli shop che sta seguendo, gestendo od ottimizzando; più ha un rapporto quotidiano più si può definire e-commerce manager.

L‘e-commerce manager è colui che lavora come consulente o come dipendente di un negozio di commercio elettronico, ed è colui che ha una esperienza diretta della vendita online.

Piccolo consiglio: Se vuoi diventare un e-commerce manager entra a far parte di una società che vende su internet. Inizialmente qualsiasi ruolo va bene.

Non è sufficiente partecipare ad un corso per diventare e-commerce manager

 

Alcune volte mi metto nei panni degli head hunter che in mezzo al mare magnum di linkedin cercano informazioni in merito al candidato che ha risposto al loro annuncio.

Nella maggior parte dei casi si trovano davanti a profili con ruoli aziendali significativi – ceo, founder, general manager – nonostante stiano cercando una cassiera.

Questo perché è invalsa l’abitudine su Linkedin di ammorbidire la propria posizione rispetto a quella che realmente si ricopre, o forse perché è in auge la regola del politicamente corretto che richiede di definire con circonlocuzioni di parole ciò che si può chiamare semplicemente con una sola.

Su Linkedin ci comportiamo come il trio di comici Aldo, Giovanni e Giacomo, in “Tre uomini e una gamba” quando alla domanda,” E voi? Cosa fate nella vita?”, al posto di rispondere “Abbiamo una ferramenta”, Giovanni si inerpica in una spiegazione comica:” Be’ noi lavoriamo nella meccanica di precisione, tecnologie avanzate al servizio di progettazioni particolari e specifiche…”.

Quindi, se alla fantasia non è giusto porre un freno, è corretto sottolineare che non sono e-commerce manager coloro che hanno frequentato un corso di e-commerce management, perché:

  • NON hanno il polso della gestione quotidiana: telefonate, ordini, marketing…
  • NON conoscono le strategie di ottimizzazione di uno shop online
  • NON sanno come strutturare un progetto e-commerce
  • NON sanno come strutturare un piano di marketing
  • NON sanno che c’è un abisso tra cosa si insegna e cosa realmente funziona sul web.

In questo caso, si potrebbe fare il paragone tra l’e-commerce manager che ha frequentato un corso e il classico studente universitario. Non si può negare che abbia le conoscenze basiche sul tema, ma, come tutti sanno, tra la teoria e la pratica ci passa l’esperienza, in quanto la realtà è molto più complessa di come appare scritto sui testi scolastici.

Infatti, se è vero che l’esplosione di continue possibilità conoscitive e lo sviluppo di nuovi contesti e attività richiede un aggiornamento continuo attraverso la partecipazione a corsi e a workshop sull’e-commerce; la migliore logica di apprendimento è quella rappresentata dal modello 70:20:10.

L’apprendimento avviene per il:

  • 70% sul posto di lavoro, attraverso l’esperienza,
  • 20% attraverso lo scambio di esperienze con i capi e colleghi;
  • 10% attraverso programmi di formazione e di letture.

Solo attraverso l’esperienza si apprendono determinate conoscenze, come:

  1. Quale attività di marketing porta le maggiori conversion per il tuo negozio di pesci rossi?
  2. Quanto tempo deve passare prima che un corporate blog possa portare dei benefici concreti?
  3. Bisogna scegliere una piattaforma e-commerce o bisogna prima concretizzare delle partnership con dei fornitori di prodotti?

Le domande per indirizzare, gestire ed ottimizzare un e-commerce sono indefinite, così numerose che molto spesso anche il professionista più capace ed esperto non può rispondere con esattezza nell’immediato ad alcune di esse, ma si deve mettere di buzzo buono, analizzando i dati, studiando diverse possibilità e proponendo delle soluzioni che nella realizzazione del piano di marketing possono subire ulteriori aggiustamenti.

Il lavoro dell’e-commerce manager è liquido, adattabile alla esigenze del mercato, è una camicia fatta su misura, è un dolce fatto in casa.

Come si può pensare di lasciare in mano ad uno studente, seppur brillante, una attività che può potenzialmente fatturare milioni di euro?

Piccolo consiglio: L’esperienza conta. Assicurati che l’e-commerce manager che stai cercando sia esperienziato. Ha già lavorato per qualche e-commerce?

Non basta lavorare in una agenzia di comunicazione per definirsi e-Commerce manager

 

Coloro che lavorano nelle agenzie di comunicazione o nelle web agency si definiscono e-commerce manager, ma in realtà sono delle figure professionali che:

  • NON hanno mai gestito un ordine direttamente,
  • NON sono mai andati da un fornitore e ridiscutere un contratto di collaborazione,
  • NON hanno mai messo piede nel magazzino.

Le agenzie web hanno una conoscenza diretta degli strumenti e delle metodologie di vendita on line, conosco bene la piattaforma in uso, probabilmente più di chi ci lavora dentro, sono esperti gestori di campagne ad words, ma gli manca la pratica quotidiana, ed è un po’ come il calciatore che partecipa agli allenamenti ma non vede mai il campo. Al calciatore manca il ritmo di gara.

Ma il fiato corto non è l’unica difficoltà nella quale possono incorrere; hanno, altresì, un limite invalicabile: l’impossibilità di capire le resistenze e le difficoltà di una organizzazione e gestione di un web commerce, perché non vivono la realtà dal di dentro.

Piccolo consiglio: Le agenzie web sono ottime soluzioni per gestire attività spot, come una campagna display, l’integrazione di un modulo sulla piattaforma e-commerce, sviluppare una ottimizzazione seo ben precisa, ma non possono gestire ed ottimizzare con profondità un e-commerce perché non partecipano quotidianamente alle attività processuali e perché non possono avere un giusta percezione del brand, che deve essere riproposta necessariamente e concretamente nel sito.

Non basta essere un amministratore delegato o un general manager per essere un e-Commerce manager

 

“Be come ho aperto questa società vent’anni fa, e come, grazie alle mie capacità, l’ho resa un fiore all’occhiello delle pmi italiane, gestirò e creerò in autonomia anche questa esperienza e-commerce. Sarò io a prendermi cura della realizzazione della nuova business unit dedicata all’e-commerce. Perché devo pagare un altro manager quando ci sono già io?!”.

E’ una osservazione plausibile, d’altronde hai creato una società da zero, quindi le capacità non ti mancano, anzi! Hai affrontato sfide ben più difficili:

  • l’arrivo dei prodotti cinesi nel mercato italiano,
  • il costo del lavoro sempre più alto,
  • una burocrazia sempre più penetrante e cavillosa

Quindi sai fare bene il tuo mestiere.

Però considera che siamo all’alba di una nuova rivoluzione industriale, una rivoluzione chiamata “digital transformation”, che parla una lingua nuova, per molti aspetti oscura perché in costruzione.

La complessità va gestita con professionalità digitali dedicate e preparate, si pensi al caso di Diego Piacentini che da poco ha incominciato a lavorare per strutturare un piano per digitalizzare la pubblica amministrazione italiana.

Diego Piacentini era il vice presidente di Amazon e ha lascito il suo lavoro per gestire questa nuova avventura. Ciò  significa sostanzialmente 2 cose:

  • Che la sfida è bella grande e stimolante.
    Tu lasceresti un ruolo di alto livello in una delle dieci aziende più importanti del mondo se non ci fossero degli stimoli incredibili in una nuova avventura? Quindi la digital transformation e il commercio elettronico sono una realtà concreta.

 

  • Che servono persone qualificate del settore.
    Conoscendo come gira la politica, non ti sarebbe sembrato più semplice mettere a capo di questa avventura uno dei soliti ministri o il classico manager onnipresente alla Tronchetti Provera? Quindi se sono arrivati a richiedere la collaborazione di un esperto digitale vuol dire che l’expertise in questo settore è fondamentale.

Le capacità di un bravo imprenditore, a mio modesto parare, sono quelle di capire dove, quando e perché deve delegare alcune mansioni; tra queste c’è la gestione di uno shop online.

La scorsa estate è esploso un fenomeno social, Gianluca Vacchi, che attraverso dei balletti surreali e attraverso l’ostentazione del denaro è diventato uno dei personaggi più seguiti della rete.

Gianluca Vacchi è un azionista, e partecipa al consiglio di amministrazione, della Ima, società che produce macchinari per confezionare i medicinali, ma il suo attuale impegno sul web, si pensa, sembra conciliarsi male con una mansione così importante e profonda.

Quindi molte persone sul web hanno denigrato la sua vanità fino ad arrivare a criticarlo per il scarso impegno lavorativo, rimproveri ai quali ha risposto un una maniera elegante ma precisa: “Io ho un’etica che mi ha sempre imposto di far prevalere l’interesse aziendale su quello personalistico e questo è il motivo per cui, in pace con me stesso e in adempienza totale alla logica del bene aziendale, ho sempre deciso di non occuparmi della ‘gestione quotidiana’. Sostenere il rischio è però, ti assicuro, il lavoro più difficile insieme alla scelta che attiene al tema centrale della delega, ovvero la scelta di chi delegare per una corretta ed efficace gestione aziendale.” (Il passaggio generazionale e la lezione di Gianluca Vacchi)

Questa passo, di Gianluca Vacchi mostra chiaramente che essere un leader, un general manager non stride con la capacità di delega, anzi, vivere una visione calvinista del lavoro può portare a compiere molti errori di superbia.

Piccolo consiglio: Delegare non è un segno di debolezza ma di forza. Saper delegare vuol dire riconoscere che c’è qualcuno che fa qualcosa meglio di noi. Noi non siamo infallibili e neanche onniscienti, quindi concentriamoci sui nostri punti di forza ed impegniamoci in quelle attività nelle quali sappiamo che possiamo portare risultato. Il classico detto: Faso tuto mi” è una delle cause della frammentarietà del nostro mondo industriale, ed una delle cause del nostro fortissimo ritardo digitale.

 

Tutte le proprietà per diventare un e-commerce manager qualificato

 

L’e-commerce manager è colui che lavora nella (per una) società di e-commerce, quindi si diventa e-commerce manager praticando l’esperienza sul campo giorno per giorno.

Le attività di e-commerce quotidiane però non bastano, e per definirsi un esperto e-commerce manager servono altre qualità (I requisiti e le competenze fondamentali di un e-commerce manager):

  • una preparazione scolastica pertinente:
    C
    i sono dottori che hanno frequentato una scuola umanistica, ci sono calciatori che hanno studiato economia e commercio, però se vuoi mettere efficacemente le mani in un e-commerce è preferibile che tu abbia una preparazione scolastica vicina al marketing, alla comunicazione e agli aspetti economici.
  • una forma mentis preparata alle strategie commerciali:
    Devi essere una persona che ama il commercio, e quindi conosce le dinamiche di vendita, conosce le armi di persuasione e conosce le metodologie di trattativa in un tavolo commerciale.
  • una innata capacità organizzativa:
    Devi essere una persona che per caratteristica personale è abituata a controllare diversi processi, ed ha un forte spirito analitico. La capacità organizzativa e la capacità decisionale suffragata dall’analisi dei fatti devono abilmente mischiarsi ed equilibrarsi in un unicum operativo.
  • una forte predisposizione allo studio:
    Non sentirti arrivato, mai, in nessun momento. Il commercio web, le attività e-commerce, il lavoro e-commerce cambiano continuamente, negli strumenti, nelle metodologie, nelle modalità. Pensare di essere arrivati significa irrigidirsi nelle proprie abitudini e porta a perdere diverse occasioni di business. E’ sufficiente partecipare ad una fiera del settore e-commerce per capire come, pur lavorando dentro a questo mondo, ci siano sempre delle novità da rincorrere, da approfondire e da testare.

Piccolo consiglio: per diventare un e-commerce manager chiediti se hai queste abilità: predisposizione allo studio, capacità organizzative e di leadership, un amore viscerale per il commercio. Non pensare che siano i requisiti classici che trovi in tutti gli annunci di lavoro, leggili ed analizzi con cura, perchè senza di essi non si può può diventare e-commerce manager.

Piccolo consiglio: Nel caso in cui tu sia una società che deve assumere un e-commerce manager prova a fargli 3 domande banali: “Hai mai avuto esperienze commerciali? Puoi dimostrare di averne avute? Come ti aggiorni costantemente?

Diventare e-commerce manager trovando il giusto equilibrio tra le tre skills fondamentali: le EPP

 

Quante volte ti capita ricercando del materiale sul web di sentirti come un italiano a New York?

“L’analisi della customer journey non può dimenticarsi dei touchpoint, i quali diventano un must ineludibile della web analysis, rivelando chiaramente che l’analysis spinta solo sui last click presenta delle potenziali assunzioni decisionali che riducono la conversion…”

Sembra o non sembra, ad un utente medio, la supercazzola di Tognazzi in Amici miei: ”…Come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribàcchi confaldina? Come antifurto, per esempio.”

La materia digitale, in particolare quella del digital marketing, è pregna di acronimi e di inglesismi, e perché no anche di neologismi.

  • Si pensi ai classici acronimi seo e sem, per indicare il posizionamento organico e la pubblicità sui motori di ricerca,
  • Si pensi a marketing plan o marketing mix per indicare la strategia marketing  o le leve della pubblicità utilizzate per posizionarsi sul mercato,
  • si pensi ai termini coniati di pacca come “dataism”, per indicare l’importanza della raccolta e della analisi dei dati per prendere decisioni idonee al proprio business web,
  • si pensi ai termini nuovi di pacca come inbound marketing  e marketing automation usati par rappresentare quelle attività “nate” per veicolare traffico interessato nascondendoci tra informazioni correlate o per produrre comunicazioni pertinenti nel momento giusto.

Come dicevo prima si è creata, e si sta creando, una lingua universale che volenti o nolenti si deve imparare a maneggiare. pertanto anche io, preso dalla mio desiderio di partecipazione alle formalizzazione dell’esperanto, ho deciso di codificare in una figura geometrica le tre skills fondamental per un e-commerce manager: il triangolo Epp.

Parlo del Triangolo di Epp, come di quel triangolo che racchiude tra i suoi lati:

  1. Esperienza: l’esperienza diretta in uno shop online
  2. Passione: una forte voglia di migliorarsi continuamente
  3. Propensione: una propensione personale alle dinamiche del commercio

Il “triangolo Epp” geometrizza e permette la riconoscibilità concreta di un vero e-commerce manager.

Quindi se vuoi intraprendere questa professione e vuoi lavorare nell’e-commerce, come consulente e-commerce, come addetto e-commerce, o come e-commerce manager, ricordati che la differenza, nel lungo periodo, la fanno queste tre abilità, tre skills che devono essere mescolate nel giusto equilibrio; una forte presenza di una delle tre non può escludere la presenza delle altre due.

Queste skills non le chiamerei requisiti per diventare e-commerce manager, ma li vedo come i tre pilastri che strutturano la tua persona professionale, rappresentano i tre lati dai quali partire per diventare dei professionisti della vendita online.

Senza uno dei tre non c’è professionalità, non c’è riconoscibilità, senza uno delle tre skills non si può diventare e-commerce manager.

 

Piccolo consiglio: Stai valutando diversi candidati per il tuo e-shop, ma non sai ancora quale abilità debba avere il tuo prossimo e-commerce manager? Bé, prova con un test semplice:

  • prova a capire la sua abilità nel riconoscere la differenza tra margini, scontistica e ricarichi.
  • Testa la sua abilità in una trattativa commerciale, vedi come sa gestirla, come sa arrivare al risultato, come sa proporre il tuo brand. L’aspetto commerciale ed economico è fondamentale per un e-commerce manager, perché, banalmente, il tuo responsabile del negozio deve investire dei budget e quindi deve sapere come, dove e perché scegliere un piano rispetto ad un altro.

Piccolo Consiglio: Nel caso in cui tu sia una persona che invece voglia affacciarsi a questa professione, prova a disegnare su un foglio queste tre abilità e vedi se il tuo triangolo può stare in piedi, o se invece una delle tue abilità e preminente e quindi il tuo triangolo pende troppo da una parte. Ricorda, l’equilibrio, per un manager, è fondamentale.