Come Gestire l’e-Commerce nella “Società Liquida”

Come Gestire l’e-Commerce nella "Società Liquida" | Davide Mare . com -The Port for e-Commerce Sailors

E’ morto a gennaio di quest’anno. Gli è stato dedicato un coccodrillo altamente generalista nella sezione Cultura della Repubblica, ala del giornale che, probabilmente, anche il redattore stesso, salta a piè pari.
Uno dei massimi intellettuali del nostro secolo, il sociologo polacco Zygmunt Bauman, è morto a 91 anni, e, in pochi, lo hanno ricordato per quello che ha realmente rappresentato per il “Pensiero” del nostro tempo.
Lo dico senza falsa retorica o carica melodrammatica, questo fine pensatore è stato uno dei rari personaggi che ha partecipato alla mia preparazione culturale facendola illuminare d’immenso, dopo decenni di letture tutte omologate.

Bauman è il padre della teoria della  “società liquida”.

La società contemporanea ha perso il suo spirito narrativo, uno spirito fatto di causa ed effetto, di ordine perfetto, di sviluppo cronologico plausibile.
Dietro ad ogni nostro atteggiamento, comportamento o credenza c’era una evidente ragione filtrata dalla morale e da aspetti valoriali condivisi; la perdita di questa etica narrativa ha condotto ad una evidente “post postmodernità”.

Siamo in una società dalla evidente mancanza di valori, o, almeno, dalla difficoltosa attribuzione valoriale a qualcuno di essi.

Alcuni esempi, non esiste più lo Stato Nazionale (in Italia non abbiamo votato per 5 anni, esiste una ragiona sovranazione, probabilmente condotta da interessi economici), il potere spirituale si apre ad un relativismo inaspettato attraverso la figura di Papa Francesco (e questo a mio parere non è un bene per il potere sirituale che fa dell’assolutismo un valore), l’identità di genere viene a perdersi nella totale impreparazione da parte di vecchi retaggi culturali.
L’uomo ha perso i propri riferimenti millenari, e, come in tutti i periodi tra il vecchio e il nuovo, si attraversa, secondo il sociologo polacco, un periodo di indignazione, concretizzato dalle manifestazioni più pericolose come il terrorismo, a quelle meno problematiche, ma comunque inaspettate, del Vaffaday.
Tutto è spurio, privo di identità. In questa società frammentata, o forse talmente suddivisa da sembrare liquida, l’uomo diventa un personaggio che chiede risposte veloci alle proprie domande, e probabilmente cerca certezze, attraverso la soddisfazione del più bieco individualismo.

Segno evidente della richiesta del riconoscimento pubblico della nostra esistenza è l’esplosione dei social network, attraverso i quali tentiamo di apparire per essere, perchè non abbiamo più un posto nel mondo. Siamo quando appariamo.

La nostra irrefrenabile ricerca della nostra autoaffermazione è manifestata anche attraverso il consumismo più sfrenato che ci fa apparire come parte di un gruppo.
L’uomo diventa partecipe del suo imprigionamento, da vittima diventa carnefice di se stesso; e come direbbe Ivano Fossati, nella sua “Bottega di Filosofia”: “voi vedete bene e chiaro e fate e dite eppure vi conviene non capire è che siete fottuti e felici…”.

L’uomo vuole sentirsi parte di qualcosa e fa finta di non capire la sua condizione, l’importante è vivere quella effimera felicità che porta sempre a qualcosa di nuovo.
L’individualismo e il consumismo accecante conducono al nichilismo, vedasi gli alti tassi di suicidio nelle società più sviluppate o i fenomeni settari sempre più rinomati o insensate manifestazioni come il Blue Whale (sempre che siano notizie fondate).
In realtà, nei momenti di paura si tende a fare gruppo, si tende a non ragionare, si tende a lasciarsi guidare da un uomo carismatico, ed ecco l’apparire di Donald Trump, con la sua incredibile vittoria nelle elezioni americane, ed ecco la scarsa propensione al ragionamento personale, più facile accompagnarsi al pensiero comune, ed ecco che seguiamo l’onda delle mode, ed ecco la rinascita delle forme più tradizionali del pensiero politico, perché insieme si ha meno paura che da soli, e nei momenti di difficoltà bisogna trovare un capro espiatorio, come Hitler fece con gli il popolo ebraico
La soluzione a questa deriva sociale da un punto di vista etico ed umano non ha delle chiare soluzioni, e non credo che Bauman ne proponga.
In un interessante articolo Umberto Eco evidenzia come, molte nuove forme di sviluppo tecnologico, in realtà, guardino al passato. Si pensi all’energia eolica, oppure alle pay tv, che si collegano via cavo. Certo ci sono delle diverse tecniche e tecniche di utilizzo di questi strumenti, ma l’idea di base era di anni prima.

In sostanza attraverso questa veloce analisi, il professore di Alessandria voleva evidenziare come certi strumenti, e direi io, alcune tematiche umane, non possano essere migliorate.
Il cucchiaio è così da sempre, e sempre lo sarà fino a quando mangeremo attraverso la bocca.
Quindi il segreto per reagire o resistere con equlibrio a questo periodo di disgregante e frammentaria concezione umana è quello di guardare al passato per guadagnarsi il futuro.
L’e-commerce vive immerso nel periodo della società liquida e quindi soggiace alla sua visione comportamentale ed esistenziale.

I siti e-commerce stanno conoscendo l’esigenza della necessità transuente, tutto assume valore nel momento stesso in cui viene mostrato per poi essere dimenticato e sostituito nel giro di un click. Nella vendita elettroncia non esistono più stagionalità, periodi di promozione, viviamo in un continuo rincorrersi tra novità sempre più nuove.

Su queste basi ci sono due tipologie di analisi che vorrei portare avanti, legate ad un unico filo.

Nel primo caso sembra che si debba dare al consumatore sempre qualcosa di più, dovendo aumentare sempre di più la propria efficienza e apparenza. Per esistere dobbiamo farci notare attraverso novità e proposte continue.

Se da un lato, la felicità del cliente sia un argomento pregnante in un mondo commerciale dove conta sempre meno il brand e sempre più il friend (Robin Good), se l’apparenza diventa un tema centrale per determinare la propria esistenza al pubblico, ciò non vuole dire che dobbiamo mettere a repentaglio da un punto di vista economico una società (un business).

Il consumatore non torna indietro. Se si abitua alla velocità di consegna, ad un customer service veloce, a prezzi continuamente scontati. Vorrà da te quello, sempre.

Come sono sempre partite le rivoluzioni politiche? Attraverso l’allentamento, seppur minimo, delle maglie democratiche. In un paese dittatoriale, chiuso ai venti progressisti, basta la concessione di un piccolo diritto per far scoppiare la guerriglia urbana.

Questo è lo spirito dell’uomo, questa è la natura dell’uomo. L’abitudine ci governa. Quindi se acquistando online abbiamo determinate abitudini siamo condizionati nel chiedere indeterminatamente quei privilegi. E, con l’abitudine, perdiamo il senso della novità, ma soprattutto il senso profondo delle cose.

Quindi la consegna di un prodotto in 48 ore ci fa arrabbiare, lo smarrimento di un pacco ci inalbera, la mancanza di una offerta sul prodotto che desideriamo ci indispettisce.

Pertanto l’e-commerce deve identificare il suo ruolo, capendo che non ha bisogno di sorprendere continuamente, non ha la necessità di sconvolgere l’utente con attività e proposte nuove. L’e-commerce essendo un canale nuovo ha ampi spazi di innovazione, ma la crescita e l’evoluzione deve essere sana. L’e-Commerce è un canale di vendita che va integrato con tutte le altre modalità commerciali di vendita.

L’e-Commerce non deve più far sapere di esistere, le-Commerce esiste.

L’e-Commerce non è la vendita dello svacco, non è il saltimbanco che deve far divertire e regalare bon bon ai bambini intorno; è un canale che deve allinearsi e fondersi con gli altri canali che si usano per vendere e farsi conoscere. Se vogliamo crescere e maturare questa è la strada, altrimenti l’e-commerce rimane il giochino sul quale l’impressione prende il sopravvento sulla strategia e sulla professionalità.

Magari saremo meno belli, ma più funzionali ed efficaci.

Non possiamo crescere precocemente, senza formarci una identità, rischiamo di perderci negli anni della maturità, lasciandoci influenzare da sentimenti di altri (i consumatori).

Ora che l’e-commerce sta raggiungendo la sua maturità sembra che stia perdendo la propria identità piuttosto che manifestarla, regalando un continuo compiacimento verso il consumatore.

L’uomo del giorno d’oggi, il consumatore dei nostri tempi, viaggia verso un continuo solleticamento della propria pancia. Le aziende che seguono biecamente questo sentimento, possono incorrere in grandi problemi economici. Perchè, pur di soddisfarre il cliente perdiamo di vista la nostra identità, e spesso non calcoliamo il nostro utile.

Quindi dobbiamo tornare a proporre la nostra identità, lasciando l’identità imposta (fortemente imposta dai grossi player) a coloro che puntano a quetso gioco, perchè sanno che chi li segue prima o poi salta.

La seconda analisi che vorrei palesare è la necessità di rifarsi ai principi che funzionano.

Nei momenti di difficoltà ripensiamo a ciò che funziona, a ciò che ci dà garanzie. In questo periodo storico siamo soverchiato da continui stimoli emozionali, informativi, ma anche operativi. Ogni giorno dobbiamo imparare qualcosa di nuovo, perché c’è uno strumento che entra prepotentemente nella nostra vita.

Si pensi alla tecnologia nella macchina, che richiede la comprensione di nuovi metodi di interpretare la guida, la smart tv che richiede una condizione attiva del consumatore, alle case sempre più domotizzate e interagenti con noi. Alle persone è richiesto uno sforzo cognitivo sempre maggiore. Così è per il mondo e-commerce.

Abbiamo davanti a noi tante nuovi strumenti, parlo per gli operatori dell’e-Commerce, che spesso rimaniamo colpevolizzati se non li utilizziamo.

Questi strumenti sapientemente spinti attraverso politiche comunicative massime si inculcano nella nostra mente e ci fanno sembrare tutto necessario.

Si pensi alla realtà aumentata, alla marketing automation, alla personalizzazione del sito e-commerce. Tutto importante ma cosa è necessario?

Siamo in un periodo nel quale il professionismo sta entrando prepotentemente nella vendita elettronica. Stiamo entrando nel periodo della maturità. Quindi ogni strumento diventa un’arma per differenziarsi o fare meglio il proprio lavoro, ma molti e-shop, soprattutto se non strutturati per farlo, possono perdersi nel dedalo del pensiero lean (Utilizza l’approccio Lean Startup per il tuo e-Commerce)

, che vuole una mentalità, di ogni azienda, aperta alle novità e al testing per modificare in fretta il proprio operato.

Nei momenti di difficoltà a chi ci rivolgiamo? Al nostro capo, quando siamo bimbi ai nostri genitori, oppure a coloro che in quel campo si sono distinti rispetto agli altri per le loro opinioni e profondità di vedute. L’uomo nei momenti di incertezza deve fare un passo indietro e discernere ciò che è necessario per funzionare, epr andare avanti, rispetto a ciò che suppur importante è vanità.

Nell’e-Commerce sempre più si parla di vanità, di social e-commerce, di personalizzazione della homepage, dello strumento che studia la mappa di visualizzazione dei consumatori. Tutti strumenti fantastici ma che aiutano il tuo e-commerce dal passare ad un conversion rate leggermente superiore, o che magari efficientano di qualche punto il tuo shop.

Ma le basi dell’e-commerce sono altre. Se non hai ottimi rapporti commerciali con i tuoi fornitori hai prezzi fuori mercato e seppur studi cosa fanno i tuoi clienti sul tuo sito non venderai mai. Se non hai un magazzino efficace che spedisce in tempo i prodotti, i tuoi sforzi per promuovere su instagram la tua società è inutile.

Ciè che è fondamentale, cioè che essenziale per la vendita elelttronica è capire la propria visione di e-commerce. strutturare una strategia chiara. Quindi La regola aurea è quella di capire la propria identità e-commerce, strutturarla operativamente attraverso un progetto, e promuoverla attraverso una narrazione.

In un momento in cui tutti cercano qualcosa senza sapere cosa è, in un momento in cui il sentimento soverchia la ragione, dobbiamo essere lungimiranti ed usare il logos, la apacità logica, per distanziarci dalla massa. Dobbimao avere un progetto, e perseguirlo, nonostante possiamo vendere di meno di altri.

Il seminatore uscì a seminare la sua semenza; e, mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada: fu calpestato e gli uccelli del cielo lo mangiarono. 6 Un’altra cadde sulla roccia: appena fu germogliato seccò, perché non aveva umidità. 7 Un’altra cadde in mezzo alle spine: le spine, crescendo insieme con esso, lo soffocarono. 8 Un’altra parte cadde in un buon terreno: quando fu germogliato, produsse il cento per uno” Dal vangelo secondo Luca