1. Nio Cocktails | 2. Cisalfa | 3. Bot | 4. Audible | 5. Competitoor | 6. Alessi | 7. Food and Wine | 8. Frammenti

News Of The Week
Le Notizie più Importanti dell’e-Commerce in 60 secondi (4217)

1. NIO COCKTAILS: E il Ghiaccio!?

 

Quante volte avete bevuto uno Spritz decente? Io poche.

Solitamente i dosaggi sono sbagliati e il cocktail è slavato. Sembra di bere l’acqua e amarena che ci davano i nonni in estate.

Altre volte, invece, in qualche bar beviamo un succo alla pera perché il barista non ha gli ingredienti per preparare un Mohito.

Luca Quagliano, ceo di Nio Cocktails, risponde finalmente ad una evidente richiesta non soddisfatta del mercato.

Da oggi si possono bere alcolici in posti inusuali ma comunque “prossimi” al mondo del beverage.

Grazie all’innovazione tecnologica oggi è possibile confezionare cocktail predosati da sapienti mixologist e renderli disponibili a chiunque e ovunque. I cocktail NIO, Made in Italy, sono realizzati con ingredienti di altissima qualità, senza l’aggiunta di conservanti, additivi o coloranti artificiali.

Il consumatore o il barman non deve preoccuparsi di nulla, è sufficiente che pensi al ghiaccio.

L’idea è sicuramente geniale nella sua semplicità, l’importante è promuoverla diffusamente per farla attecchire al territorio. C’è bisogno, quindi, di un’ottima campagna di marketing (se ne occuperà la società di advertising Fairplay).

Una soluzione e-commerce con grandi potenzialità che ha “solo” bisogno di notorietà.

L’insegnamento di Nio Cocktail: mettersi in ascolto per trovare soluzioni che soddisfino le esigenze latenti dei clienti, ma soprattutto seguire il mercato che ci spinge a studiare prodotti e soluzioni pesonalizzabili e semplici. Il cliente vuole trovare soluzioni che gli risolvano anche le azioni più elementari.


 2. CISALFA: La Apple “de noialtri”

 

Apple ha vissuto due fulgide vite, quella degli esordi e quella del ritorno del fondatore dopo un tribolato allontanamento.

Al di là dei peana a favore di Steve Jobs come modello di imprenditore lungimirante, alcune aziende vivono in simbiosi con i loro fondatori e general manager.

Così quando nel 1997 Jobs torno al timone di comando della Apple i risultati tornarono, in breve tempo, a splendere.

Una società italiana sta vivendo la stessa esperienza, un inizio di successo e di forte riconoscibilità del brand, fino all’oblio degli ultimi anni.

Sto parlando di Cisalfa.

Ricordo che una decina di anni fa quando dovevo comprare un prodotto sportivo mi recavo senza indugi in uno dei suoi store. Le cose con gli anni sono cambiate. Ora Vincenzo Mancini ha ripreso la maggioranza della società, ed i risultati si vedono, almeno dal punto di vista economico.

L’intenzione è di puntare forte sul settore della vendita elettronica. Si parla di investimenti di 5 milioni di euro per uno sviluppo forte e competitivo dell’e-shop di Cisalfa.

Come dice Mancini “è noto che molte catene di marchi generalisti del nostro settore, sono in profonda crisi. Soprattutto in America in tanti hanno ridotto drasticamente il loro business, o addirittura hanno chiuso i battenti, poiché il 25 per cento del giro d’affari viene ormai assorbito dall’ecommerce“.

Cisalfa raccoglie circa 400.000 utenti mensile e deve far fronte ad un concorrente ormai fortissimo come Decathlon che raggiunge circa 5 milioni di consumatori considerando lo stesso periodo.

Battaglia al momento impari, ma Mancini sa il fatto suo. Non è solo campalinismo ma una sana concorrenza non può che favorire i consumatori.

L’insegnamento di Cisalfa: tutte le società devono mantenere la propria identità, senza dimenticare di innovarsi continuamente.


 3. BOT: Una volta ci facevano guadagnare ora ci illudono

 

Quando ero piccolo ricordo che mio padre parlava spesso di Bot, ma si riferiva ai buoni ordinari del Tesoro.

I bot sono titoli di credito che la gente sottoscrive come forma di investimento, ora vista l’evidente valanga di offerte finanziarie, questa tipologia di investimento è caduta (quasi) nel dimenticatoio.

Nel frattempo la sigla è stata presa in prestito dal linguaggio informatico per identificare “un programma che ha accesso agli stessi sistemi di comunicazione e interazione con le macchine usate dagli esseri umani. La definizione è generica perché nella pratica i bot possono essere e fare qualsiasi cosa“.

I bot stanno diventando un problema perchè falsificano i dati di analytics, in particolare quelli del traffico. Pertanto si promuovono illusioni sulla quantità di visite ricevute e sulla percentuale di conversion rate.

Un interessante articolo “Così bot e malware falsano il mercato dell’e-commerce” sottolinea come i bot possano falsare l’attribuzione di un ordine. Cosa ben più grave, in quanto lo studio di titolarità di un ordine implica delle scelte strategiche per il proprio e-commerce.

Un e-commerce manager che nota maggiori conversion in un “canale”, per una data attività pubblicitaria, nell’utilizzo di uno strumento rispetto ad un altro, è pronto a modificare il proprio marketing plan, in modo da dare gas ai punti di forza evidenziati.

Ma se i dati sono falsati dai bot tutta la nostra politica di marketing può essere frutto di un allucinazione involontaria. Quindi occhio…

L’insegnamento dei Bot: l’attribuzione di un ordine o di una azione deve sempre essere presa con le pinze. Sia perchè i bot possono sporcare i risultati (facciamoci aiutare da un esperto di web analyis e utilizziamo più tool di analysis per risolvere il problema) sia perchè bisogna decidere a chi dare credito nell’attribuzione della vendita (click di ingresso, click di conclusione…).


4. AUDIBLE: Perché ci vuole orecchioooo

 

Anni fa, subendo una operazione agli occhi per la correzione della miopia, sono rimasto una settimana chiuso in casa senza poter leggere o guardare la tv.

Oltre ad aver capito quanto sia importante il dono della vista, ho cercato di comprendere come passare il tempo. Al chè, avvertito dal dottore della degenza, mi ero recato qualche settimana prima in biblioteca e avevo racimolato qualche audiolibro.

Almeno quei pochi che erano disponibili dieci anni fa. Era stata una vera impresa, ma quegli audiolibri, mi aveva tenuto compagnia, ed aveva assolto ad un bisogno.

Ora Amazon ha attivato un nuovo servizio che permette l’ascolto e il download di una raccolta immensa (si spera) di libri. E’ una soluzione che mancava e che ha innumerevoli applicazioni.

Le persone che fanno attività sportive, le persone che svolgono lavori manuali, le persone che si spostano in auto, sono candidati perfetti per poter diventare clienti di questo servizio.

L’insegnamento dei Audible: ogni prodotto o servizio può avere diverse applicazione. Non sempre serve inventarsi un prodotto nuovo, a volte è sufficiente pensare a come offrirlo in maniera diversa per assolvere a bisogni “nascosti”


 5. COMPETITOOR: La competizione è solo questione di prezzo!?

 

Non sono un amante della leva del prezzo, o meglio ritengo che la stessa debba essere utilizza non solo come fine ma come mezzo integrato insieme ad altre attività per ottimizzare un e-commerce.

Il prezzo purtroppo sta diventando un idolo al quale immolarsi per ogni e-commerce shop.

Recentemente ho visto un tavolo in un negozio di arredamento che avrei voluto comprare e me lo hanno proposto a circa 2 mila euro, la settimana dopo mia moglie l’ha trovato sul web a 1200 euro. C’è qualcosa che non va.

La vendita elettronica stia puntando troppo sulla forza del prezzo.

Evidenza della mia ipotesi è la situazione di Mediaworld dove “un aumento delle vendite online non sempre equivale a maggiori ricavi: nel primo semestre dell’anno fiscale 2016/17 i prodotti acquistati online sono cresciuti del 45 per cento mentre quelli venduti nel negozio fisico sono diminuiti del 3 per cento. Dati che si tramutano in un -1,5 per cento dei ricavi complessivi. (…) Le aziende, per avere successo, devono trovare la giusta combinazione tra l’offerta virtuale e offerta fisica (…)“.

Vendere attraverso un e-commerce nn deve rappresentare uno stillicidio in termini di ricavi e di marginalità.

Una soluzione come Competitoor (non l’ho ancora utilizzata onestamente. Sono curioso di capire quali peculiarità ha rispetto alla concorrenza molto forte di altre società estere) credo che possa essere usata in maniera più profittevole rispetto ad una mera competizione che batta il centesimo.

I Brand la possono usare per tenere sotto controllo il rispetto delle loro indicazioni commerciali, gli e-commerce possono dinamicizzare i loro pricing in relazione ai movimenti di mercato, alla domanda che c’è in quel momento, ad una più accurata e critica capacità di acquisti.

Le possibilità sono tante e sono tutte indirizzate ad ottimizzare il proprio e-commerce piuttosto che ad una ricerca spasmodica ed inconcludente di più vendite.

L’insegnamento di Competitoor: in un mondo sempre più competitivo perchè aperto, le persone e le aziende, vogliono mettere il naso negli affari degli altri. Bisogna offrire servizi che parlino della concorrenza.


 6. ALESSI: Il Design finisce fra le grandi tette di Triboo

 

La notizia è di pochi giorni fa, il famoso marchio del design per la casa, Alessi, per diventare una presenza forte dell’e-commerce ha abbracciato il player numero uno italiano delle agenzie italiane dedicate alla cura dell’e-commerce: Triboo.

Triboo vanta tra i suoi clienti i marchi più importanti d’italia che si sono buttati nella vendita elettronica: Morellato, Benetton, Cisalfa, De Agostini…

Se tutti i brand vanno da Triboo una ragione c’è e si chiama: servizio.

Triboo Digitale, l’e-commerce company di Triboo, si è occupata della realizzazione del nuovo store online, perfettamente integrato nel sito istituzionale del brand italiano di design, ed avrà inoltre in carico la gestione di tutta la nuova piattaforma e-commerce, compresi i servizi di fatturazione, pagamento e logistca per il mercato US“, Bootique, la digital communication company interna del Gruppo Triboo,si occuperà invece della comunicazione digitale, e delle strategie SEO, al fine di promuovere l’immagine del brand e coinvolgere sempre di più gli utenti.”

Triboo è composta da tante anime che lavorano in maniera dedicata ad ogni aspetto di un e-commerce.

Non posso che fare un plauso a questa società che ha saputo industrializzare i processi del mondo della vendita elettronica mantenendo un approccio qualitativo interessante, ma in quanto e-commerce manager non posso che essere scettico di questo “monopolio”.

L’esclusività di una sola azienda evidenzia come:

  • le società vedono l’e-commerce come un mercato ineludibile ma nello stesso tempo non ci credono fino in fondo, perché se no creerebbero una business unit interna
  • probabilmente ci sono ancora pochi professionisti credibili nel digitale, se no le società internalizzerebbero il know how
  • l’uniformità sia probabile. Seppur cucita su misura una soluzione risponderà sempre a delle esigenze aziendali. Un lavoro su una piattaforma per essere redditivo deve essere replicabile su altri clienti.

In sostanza, auspico che le società, desiderose di fare un percorso di successo nel mondo e-commerce, trovino la forza e la volontà di prendere sotto la propria ala il business della vendita elettronica.

L’e-Commerce è un’area aziendale, come la parte commerciale, quella marketing o quella degli acquisti, l’e-commerce è una branca come le altre che, se esternalizzata, dà meno fastidi ma dà meno margini e meno controllo.

Riappropriarsi internamente della conoscenza delle dinamiche della vendita elettronica rende la società indipendente e più forte nel mercato.

L’insegnamento di Alessi: mi sarei aspettato una scelta più coraggiosa che non la partnership con Triboo, perchè da una società che “esaudisce i sogni della gente con la creatività del design”, mi aspetto una scelta coraggiosa, controcorrente, innovativa.


 7. FOOD AND BEVERAGE: Vendere è spettacolo

 

Si parla costantemente di nuovi trend dell’e-commerce.

Il presente è il content marketing, la marketing automation, nel futuro è previsto l’uso massivo dei chatbot e l’applicazione di una strategia marketing che porti alla personalizzazione del prodotto e del servizio…

Queste sono le cose che leggete online. Io voglio invece porre la luce su un aspetto poco considerato che invece può fare la differenza per il vostro e-commerce: gli eventi.

L’idea ce la dà il mondo del food.

Il primo evento che prova a mettere ordine nel caos “E-commerce meets Food and Wine”, giovedì a Manno.Un’apparente incongruenza, o quantomeno anomalia, per qualcosa che vive di un’esperienza sensoriale negata dal rapporto, freddo e asettico, con la realtà virtuale. Non è un caso se perfino Amazon ha deciso di sperimentare un bar pop-up, da venerdì nel quartiere chic di Tokyo e per dieci giorni appena, in cui degustare ciò che a novembre si potrà solo ordinare sul sito. Gusto, olfatto, tatto, anche vista e un po’ l’udito contano a tavola: come pretendere di conciliarli con i meccanismi del web? Come convincere la gente all’acquisto a scatola chiusa? Nulla di impossibile o di fuori luogo secondo Massimo Botta, responsabile del Master Supsi in Interaction Design, secondo cui i nuovi modelli di business in evidente ascesa si avvalgono della rete senza per questo prescindere dalla realtà.Assaggia questo se ti piace lo puoi ordinare online.

Nel mondo e-commerce si trova la  disponibilità, il prezzo, la velocità.. Cosa manca? L’emozione.

L’insegnamento di “e-Commerce Meets Food and Wine”: regaliamo l’emozione alla vendita online.


 8. FRAMMENTI D’ACQUISTO: Unisci i Puntini

 

Non c’è bisogna che vi ripeta che l’approccio di acquisto nell’online stia cambiando. Ne parlano tutti, forse troppo.

Ma nessuno promuove delle pratiche o idee su come la frammentazione di acquisto possa essere superata per avere una strategia che porti al successo il proprio e-commerce.

E allora vi riporto paro paro un intervento illuminante di Luca Cavalli, ceo Zenith Italia, all’edizione 2017 dell’Osservatorio Multicanalità della School of management del Politecnico di Milano, in collaborazione con Nielsen e, per l’appunto, Zenith.

Come può una società considerare strategicamente i comportamenti di acquisto delle persone che ormai usano canali e punti di contatto diversi? Come può una impresa raggiungere il successo integrando consapevolmente tra loro stili di acquisto e fruizione dei media composti da frammenti; come riusciamo, insomma, a ricomporre la media and shopping fragmentation?.

  1. La prima indicazione è quella di passare da un sistema product-driven a uno consumer-driven che ponga il consumatore come origine del pensiero aziendale.
  2. La seconda è quella di passare da un’economia della gestione a un’economia dell’innovazione costante, per stare al passo con l’evoluzione del mercato e delle sue componenti. È la capacità che abbiamo di fornire servizi e prodotti personalizzati ai nostri clienti e ai clienti dei nostri clienti.
  3. La terza è la dimensione tecnologica, che abilita le prime due e permette l’incontro tra aziende e consumatori a livello potenzialmente individuale e l’erogazione di prodotti e servizi profilati. E qui entriamo nel mondo dell’intelligenza artificiale. Siamo in una nuova economia con nuove metriche. Oggi possiamo parlare di attention economy ma anche di expectation economy per sintetizzare il cambio strategico che ci vede protagonisti nel raggiungere in maniera davvero efficace dei consumatori sempre più volatili ed esigenti. In un percorso che porta alla personalizzazione“.

L’insegnamento della “frammentazione di acquisto”: è sufficiente avere uno sito di e-commerce per fare vendita elettronica? Non più. I consumatori cercano un punto fisico nel quale ricevere la merce, vogliono un rapporto franco e diretto con il brand attraverso l’uso dei social, desiderano partecipare a degli eventi nei quali vengono a conoscenza della possibilità di acquisto di quel prodotto tramite shop elettronico…